| BACIAMI ANCORA e ancora e ancora...
Autore: www.soleluna.com
da IL FOGLIO,una recensione del film e della canzone by STEFANO PISTOLINI
Jovanotti canta per Muccino.
Due ottimi artigiani che sanno interpretare i segni dei tempi
Inumeri hanno ripreso dimensioni im- portanti: primo posto nelle
vendite e nei download, YouTube visitato neppure fosse un
confessionale, qualche altro record sparso. Intanto il macchinone
promozionale s’è messo in moto: su una copertina si esagera e i due
protagonisti della storia in questione – Gabriele Muccino (il mandante)
e Jovanotti (il killer in affitto) – stanno a braccetto, in smoking
(smoking?), fanno dichiarazioni impegnative (“Fratelli? Siamo gemelli”
esagera Lorenzo), paragonano le ascendenze di quartiere (Roma Prati per
Muccino, Gre- gorio VII per Jova, un gradino sotto, dice lui, meno
borghese), festeggiano insieme il Capodanno (contenti loro), mettono in
giro un videoclip carino e ridondante, con quella schiatta di attori
che sorridono sulla bella spiaggia nostra, e sotto lo sguardo canterino
del nostro eroe pomiciano a tutto spiano, perché, tornando a bomba, qui
si parla di “Noi quarantenni che baciamo ancora” – come dicono loro, i
due di cui sopra. Boh: “Baciami Ancora”– il film – esce tra pochi
giorni e seguirà la messa cantata dei pro e contro la prevalenza del
personale di cui Muccino è l’alfiere. Sarà gradevole, coinvolgente,
speriamo non sovrastato dalla voglia di strafare degli interpreti.
Ma intanto c’è questa canzone di Jova- notti, scritta per i titoli di
coda del film del nuovo amico e che ha fatto subito breccia nel gusto
degli italiani, senza ti- mori di metter giù strofette tipo: “Un
pianeta in un sasso, l’infinito in un passo/ il riflesso di sole
sull’onda di un fiume/ son tornate le lucciole a Roma/ nei parchi del
centro l’estate profuma”. Ed è inevitabile voler dir qualcosa al
riguardo, perché il 43enne Cherubini mantiene intatta la capacità di
rappresentare e incarnare, ovvero di porsi automaticamente come oggetto
del discorso e della sana discussione tra chi lo protegge e lo
ringrazia e chi lo sbertuccia e non riesce a digerirlo. Lui, nel
divertente making of che si scarica su YouTube – girato tra Brooklyn,
Roma e Milano (tappe della genesi della canzone) – dice d’aver cercato
per “Baciami Ancora” un’atmosfera anni Cinquanta, capace di ricamare
sui chiaroscuri dell’amore adulto. E’ modesto, perché ha fatto di più:
sul terzinato d’epoca, Lorenzo riprende la sua descrizione d’una vita
bella e normale e ribadisce il suo essere agevolmente condivisibile,
comprensibile, sia nell’abilità poetica e melodica, che nel dare il
segno di un’italianità tranquilla e convinta, fatta di debolezze e
consapevolezze. E a noi non smette di stuzzicarci un parallelo tra
Jovanotti e Luigi Tenco – a dispetto del fatto che la visione del mondo
sia diversa, perfino contrapposta – nera, algida e impossibile quella
del genovese, soffusa, possibilista, “larga” e mutante quella di
Lorenzo. Ciò che li accosta è il senso dell’amore come motore del
mondo, sia che si producano spostamenti minimi, come raccontava Luigi
nella sua labirintica Italia anni Sessanta, dove ipo- tizzava il
diritto d’un male oscuro giovanile, sia che l’affettività sia lasciata
indietro a favore di avventure formidabili, come nella poetica di
Lorenzo, ma poi anche per lui tutto confluisca in un imbuto, e
attraverso il buco dell’imbuto si veda l’amore di casa, le persone di
sempre, le relazioni profonde da ricucire e salvare. “Baciami Ancora” –
la canzone, parla di questo, e lo fa con una maestria che continua a
perfezionarsi.
Lorenzo canta sempre meglio e ha tradotto i suoi limiti in vezzi. La
scrittura abbina semplicità ed efficacia, contrappuntando nei dintorni
del classicismo cantautorale. La confezione è sontuosa, con magnifiche
parti orchestrali. E poi c’è il grande respiro, del pezzo ma anche
delle sue intenzioni, rintracciabile perfino nella scherzosa solennità
con cui Jovanotti lo esegue nel videoclip. Un respiro che sta a dire
che la storia si sta allungando, arricchendosi di risvolti, ma che
comunque la dignità è salva, si resta a galla, le cose cambiano, i
volti appassiscono, ma la tua gente è quella, il mood è costante, si va
avanti e non c’è niente di cui vergo- gnarsi. E’ per cose come queste,
che regi- strano bene il segno dei tempi e il progresso delle emozioni,
che un ruolo come quello giocato in questi anni da Jovanot- ti o
da Muccino coi suoi film conta e merita rispetto. Sono i nostri
grandi formalisti, coloro che sanno sentire e poi, con dolcezza e
artigianato, plasmano un quadro, un’icona. Pellicole o canzoni, come
fossero dei vasi narranti, quelli coi bassorilievi che fabbricavano gli
antichi, con le figurine una in fila all’altra, a raccontare una
vicenda, col dono della sintesi: storie belle, appassionanti ed
esemplari, nelle quali si riconoscevano i contemporanei e lo stesso
avrebbero fatto i posteri. Roba da affabulatori esperti, dedicati, con
grande stile. E noi possiamo rispecchiarci in questi suoni e queste
immagini, mentre amiamo, soffriamo, lottiamo. Così, guardandoci, ci
assicuriamo d’essere tutti ancora ben vivi e vigili.
Stefano Pistolini
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