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"Così porto negli States la nuova musica italiana"

un bell'articolo about jova&bonnaroo.
feel the magic!
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Gartenberg : basta stereotipi pizza/mandolino, punto su Consoli, Capossela, Jovanotti

Bonnaroo. Il nome viene dal francese, anzi da New Orleans, ed è la versione americana di «bonne rue», strada buona. Da oggi celebra la decima edizione: è nato nel 2002 in Tennessee, Sud-Est degli Usa, ed è il festival che ha cambiato il modo in cui si va, d’estate, ad ascoltare musica: quattro giorni di grandi nomi, spazi verdi, attenzione all’impatto ambientale, apertura verso il nuovo. La rivista Rolling Stone l’ha piazzato tra i «50 momenti che hanno fatto la storia del rock». Da sabato, sarà uno dei momenti che hanno fatto la storia della nostra musica.

Per la prima volta, un nostro artista (Lorenzo Cherubini, per tutti Jovanotti) salirà sul palco del Bonnaroo: «Per la musica italiana negli Usa, sabato comincia la fase 2», dice Mark Gartenberg. «Ora dobbiamo dimostrare che siamo un elemento stabile della scena musicale mondiale, che ci stiamo bene e che vi rimarremo a lungo». Dal 2005 Gartenberg lavora per importare la musica italiana negli Stati Uniti («Un impegno che prende il 20 per cento del mio tempo e l’80 per cento della mia passione»): la presenza di Jovanotti a Bonnaroo è il suo successo più grande. Finora.

«Si può dire che io sia nato dentro l’industria musicale», racconta lui, «entrambi i miei genitori lavoravano per le case discografiche. Mia madre è di origine siciliana, e negli anni è cresciuto in me il desiderio di conoscere meglio le mie radici familiari. L’ho fatto attraverso la musica, grazie ad amici italiani incontrati in giro per il mondo: mi hanno fatto avere i dischi più belli degli ultimi anni, mi sono appassionato a Carmen Consoli, sono riuscito a portarla a suonare a New York. Da lì è iniziato tutto».

Così, un passo alla volta, Gartenberg ha finito per sviluppare una strategia del tutto nuova per abbordare l’ostico mercato americano: «In genere i cantanti italiani si rivolgono ai nostalgici, oppure, soprattutto negli ultimi anni, si accomodano in una nicchia: i Bloody Beetroots hanno un pubblico tra quelli che amano la dance, i Lacuna Coil sono celebri tra i fan dell’heavy metal, Laura Pausini è una star per il pubblico di lingua spagnola. Io invece cerco di lavorare per un pubblico che non abbia aggettivi, porto i miei artisti a suonare e a cantare, rigorosamente in italiano, nei locali frequentati dagli appassionati di musica, di tutta la musica».

Carmen Consoli, Vinicio Capossela e Jovanotti sono i nomi che Gartenberg cita più volentieri, quelli con cui il lavoro è andato più in profondità e con i quali ha ottenuto i risultati migliori: «Devo dire», aggiunge, «che quello con Jovanotti è stato l’incontro più importante, per me. Due anni fa è venuto a New York per due serate e poi ha deciso di trasferirsi lì per un’estate intera, suonando tre, quattro sere la settimana in locali anche minuscoli. L’idea è stata sua, ed è stata geniale, non solo perché gli ha permesso di essere, due anni dopo, in cartellone al Bonnaroo. Ora capisco che è stato lui a indicarmi la strada giusta, e ora punto su Jovanotti come ambasciatore della musica italiana nel mondo. Mia moglie, che è l’altro cinquanta per cento della mia società, ha lavorato a lungo con Gilberto Gil: lei sostiene che lui e Jovanotti hanno la stessa capacità di comunicare, che sappiano conquistare chi li ascolta nella stessa maniera, con la stessa forza. Non dico che Jovanotti, come Gil, potrebbe diventare un giorno ministro della Cultura, ma... Ecco, diciamo che lo considero un patrimonio nazionale».

Franco Battiato, Elisa, Avion Travel, Afterhours sono altri artisti italiani che si sono avvalsi dei servizi di Gartenberg: «Sarei lieto di tornare a lavorare con loro, ma oggi soprattutto mi piacerebbe che un artista italiano di successo mi dicesse: “Voglio reinventarmi, ripartire da zero, mi puoi aiutare?”. Oppure mi piace lavorare con i giovani, che sono come un foglio bianco, ancora da scrivere: i miei progetti più recenti sono Tying Tiffany, una musicista e cantante electro-pop che viene da Bologna, e il Canzoniere grecanico salentino, che suonano la taranta e vengono da Lecce. Mi piacerebbe fare qualcosa anche con i Calibro 35, che suonano musica strumentale e che non hanno neppure il problema della lingua. Lo stereotipo pizza/mandolino è morto, lo spazio davanti a noi è sterminato, dobbiamo approfittarne».

Gli italiani sono cambiati, dunque, ma anche gli americani, e non poco: «Non c’è dubbio che la diffusione dei social network, che io uso moltissimo per il mio lavoro, abbia cambiato completamente il panorama. Poco fa su Twitter una ragazza di Dallas, Texas commentava: “Wow, Jovanotti a Bonnaroo, ora la mia vita è perfetta”. Quando l’ho letto, ho pensato che far conoscere Jovanotti a una ragazza di Dallas, Texas fino a qualche anno fa sarebbe stato quasi impossibile, e ho capito che stavamo vincendo. Oggi negli Stati Uniti possiamo contare su radio pubbliche come la Npr, che sono molto libere nelle scelte musicali, e infatti hanno intervistato sia Jovanotti sia Vinicio Capossela, e su una generazione di ragazzi molto attenti a quanto accade nel mondo, molto aperti, molto curiosi. E questa è una novità assoluta».

(fonte: Piero Negri, La Stampa)